7 novembre 2011
Non c’è mastro birraio che non si cimenti, con alchimia, a creare nuove birre, una delle ultime, non per importanza, è la birra al caffè, cito solo alcune: “Na’ Tazzulella ‘e Café del Birrificio Karma, Noel Café del birrificio Baladin e Sant’Oronzo del Birrificio B94.
Fino ad oggi le birre capostipite al sentore di caffè sono state in prevalenza le birre stile Stout, la chimera del caffè in queste birre è data prevalentemente dal malto tostato quasi bruciato.
In questa nuova produzione di birra, l’illusione cede il posto all’utilizzo reale dei due chicchi tostati, l’orzo e il caffè. Ogni mastro birraio ha la sua tecnica, c’è chi usa il caffè macinato e messo nel mash o in bollitura, chi preferisce l’estratto di caffè o semplicemente un chicco in fondo alla bottiglia, ogni estro va rispettato.
Visti alcuni dati di consumo, il gradimento di questa tipologia di birra è confortante, suffragata anche da riconoscimenti e premiazioni importanti su scala nazionale e internazionale che hanno dato, inoltre, stimoli a molti Chef per la creazione di nuove proposte, in particolar modo in pasticceria come ingrediente e abbinamento.
Inoltre, ho potuto costatare che ogni birrificio ha cercato di utilizzare il caffè del proprio territorio, questa sinergia non può che favorire uno sviluppo comune.
Certamente la quantità di caffè nella produzione della birra è irrilevante e questo non farà crescere la richiesta di caffè, ma certamente attraverso la birra, i produttori di caffè beneficeranno di una visibilità esponenziale, in pratica l’obiettivo di ogni strategia commerciale.
Franco Giarrusso

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