// Perchè si apre un Pub…

Perchè si apre un Pub,

chiuso alla cultura della birra.

Poche volte per passione, quasi sempre perchè è più facile avviare un’attività in proprio che trovare un lavoro dipendente, ovviamente puntando sulle tendenze del momento.

Nell’uno o nell’altro caso, tutti coloro che scelgono di fare questa attività si rivolgono ad esperti nell’ambito della birra, tranne qualche caso, la realizzazione del locale è affidata a professionisti del settore che al meglio realizzano ambientazioni cariche di suggestioni, dove il minimo particolare è curato per creare quella giusta atmosfera differente da altre tipologie di locali.

Il Pub in pratica nasce per essere il prolungamento dell’attività di un bar o un’alternativa alla pizzeria con proposte originali, diverso tipo di intrattenimento, al fine di attrarre l’interesse del pubblico.

Purtroppo, come succede spesso, questo sano principio ha vita breve, basta guardare come le cose sono cambiate dal giorno dell’inaugurazione, in stile rigorosamente Pub, alle proposte successive di bevande, pietanze e tipo di gestione.

Perchè il gestore di un Pub in poco tempo stravolgere un’attività progettata per avere una sua originalità per farla diventare un’anonima entità?

La risposta stà nell’incertezza del gestore per quello che sta facendo perchè probabilmente ha prestato orecchio a tanti suggerimenti che mettono in discussione le scelte fatte e non sostenute con convinzione.

Il gestore si vede sperduto è da vita a cambiamenti, molti dei quali costosi, queste scelte racchiudono un fallimento latente dell’attività, perchè riducono le disponibilità finanziarie del gestore e demoliscono giorno dopo giorno la voglia di continuare.

Recuperare un gestore in queste situazioni è più difficile che partire dall’inizio, ma coloro che riconoscono gli errori fatti, possono ricostruire sulle rovine del passato un futuro migliore perchè forti dell’esperienza

Un gestore di un Pub deve calarsi nella propria veste, lavorare sulla mente dei clienti confusa da tanta negativa informazione e credenze popolari, deve dare al suo locale la giusta personalità, costruirla e mantenerla nel tempo, non deve allestire il Pub nello stile di un gran Bazar; il cliente che ci entra deve percepire da subito in quale posto si trova, disorientare il cliente non facilita il servizio e lo lascia insoddisfatto.

Fatto il primo passo quello più difficile è mantenere costante i consumi tendenti all’aumento, in particolare il consumo di birra, senza ovviamente danneggiare nessuno, una delle cose più sbagliate è far bere di più a coloro che la birra già la preferiscono mentre vanno convertiti tutti gli altri che al momento non la gradiscono.

Un cliente da due litri di birra a sera incrementa solo momentaneamente gli incassi giornalieri, dopo qualche tempo, per motivi di salute, sarà un bevitore di bibite o peggio non frequenterà più il Pub.

Mentre se aumenta il numero dei bevitori facendo leva su chi oggi preferisce la bibita alla birra questo è segno che si sta svolgendo la propria attività in maniera professionale.

Da una indagine campione è risultato che su 3327 bevande servite: 2211 sono di birra e 1116 di altre bevande, rispettivamente il 66,46% e il 33,54%.

Ovviamente è impensabile convertire tutti alla birra, ma certamente una parte di loro sì, basti pensare che c’è ancora chi crede che un bicchiere di coca o di succo è meno calorico di una birra, oppure che la birra è causa di gonfiore alla pancia ecc. ecc.

Sicuramente meno professionale sono tutte quelle iniziative mirate a far tracannare quanta più birra possibile attuando svariate strategie tipo: prezzi più bassi, promozioni su boccali da litro, bevi tre paghi due ecc. ecc.

Questi sistemi vanno condannati perchè non fanno altro che mettere in circolazione generazioni di zompi che rovinano l’immagine della birra, facendola apparire come unica causa di tanti fatti di cronaca.

Bisogna stare attenti a fare queste scelte, perchè stiamo tutti sotto la lente di ingrandimento dei media, che, a secondo delle fazioni,  non risparmiano occasione per far salire sul banco degli imputati i giovani, i luoghi che frequentano e quello che consumano.

Sempre più spesso la stampa riporta la statistica di incidenti avvenuti a causa di stati di ebbrezza, come raffigurazione usano un bicchiere di birra, quasi a sintetizzare che la bevanda più incriminata fosse proprio la birra.

Questo è solo un esempio, ma se ne potrebbero citarne altri, dove l’immagine della birra non viene risparmiata, perchè sono ancora pochi gli schierati per il mondo della birra, come sono ancora poche, in confronto a quelle per il  vino, le iniziative per la valorizzazione della birra.

Proprio in virtù del fatto che abbiamo gli occhi addosso non possiamo permetterci di sbagliare, si deve lavorare con cognizione di causa e professionalità, trasmettere al locale quell’energia positiva che investe il frequentatore.

Bisogna creare emozioni, curiosità, interesse nel servire una birra, non occorrono gli stuzzichini per far bere una birra ma soprattutto l’informazione sul prodotto.

Quanta più cultura si riesce a trasmettere, più rispetto si avrà per quello che si beve, perchè solo con la conoscenza del prodotto si diventa degustatore.

Attualmente la gran parte dei consumatori di birra trangugiano quasi sempre per appagare il bisogno di bere, mentre si nota con quanta enfasi un appassionato di vino descrive la sua bevanda preferita, come conosce le varie temperature di servizio, i tipi di vitigno, come scaraffare un vino d’annata ecc.

E noi, “cultori” di birra, siamo capaci di disquisire alla stessa maniera?

Franco Giarrusso

Presidente MITB